“Quel bianco è troppo bianco!”

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“C’è troppo bianco!”  “Ma se aggiungessimo una scritta là in mezzo?  “Mi sembra troppo vuoto!”

Quante volte lavorando nel settore della grafica e del web design mi sono sentito dire queste frasi e spesso ho sudato le famose sette camicie per far capire quanto fossero affrettate queste esclamazioni.

Clienti, amici, parenti: considerano gli spazi bianchi come elementi da riempire con tutte le cose più inutili possibili, tipo cornici, colori, sfondi, immagini, fotografie, scritte.

In realtà, così facendo non si fa altro che sovraccaricare e appesantire il progetto grafico di elementi superflui, limitandone anche la comprensione.

Vi svelo un segreto: anche il bianco comunica.

Gli spazi bianchi mettono in evidenza e “riempiono” le parti più importanti del progetto, garantendo una maggiore pulizia a livello visivo e dando una maggiore leggibilità.

Attraverso uno studio coscienzioso degli spazi bianchi (detti anche spazi negativi) si può trasmettere eleganza e pulizia ad un qualsiasi layout o elaborato grafico.

Nell’arte in generale e quindi anche nella stampa, lo spazio bianco è sinonimo di lusso ed eleganza: più sgombro sarà il layout più alto sarà il suo valore in quanto più funzionale e ordinato, in grado cioè di mettere in risalto gli elementi più importanti.

In altre parole, quello che non c’è dà valore a quello che c’è, rivestendo perciò la medesima importanza nell’economia dell’insieme.

Lo spazio bianco non impoverisce il mezzo ma conferisce armonia e semplicità, e questo vale per qualsiasi canale di comunicazione, dal comune supporto fisico (come un volantino, ad esempio), al più complesso template web (si pensi a un sito Internet pulito e lineare nel layout);

Il bianco non è un “vuoto” o un “non pieno”, ma un momento di respiro piacevole per l’occhio umano che trasmette coerenza e rigore, eleganza e semplicità.

Sapevatelo.